{"id":8508,"date":"2017-08-01T12:46:22","date_gmt":"2017-08-01T10:46:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.topconsult.it\/collaboration-3-0-nuovi-scenari-di-comunicazione-e-di-scambio-per-il-business-aziendale\/"},"modified":"2022-12-12T19:06:49","modified_gmt":"2022-12-12T18:06:49","slug":"collaboration-3-0-nuovi-scenari-di-comunicazione-e-di-scambio-per-il-business-aziendale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.topconsult.it\/it\/blog\/eventi\/collaboration-3-0-nuovi-scenari-di-comunicazione-e-di-scambio-per-il-business-aziendale","title":{"rendered":"Collaboration 3.0: scenari di comunicazione e di scambio per il business aziendale"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>La totalit&agrave; delle imprese usa l&rsquo;email per scambiare informazioni e documenti, ma il 44% &egrave; interessato a valutare soluzioni alternative all&rsquo;insegna del social business e di una nuova dimensione della collaboration. Lo rivela un&rsquo;indagine condotta da NetworkDigital4 in collaborazione con Top Consult, presentata a Milano all&#8217;evento &#8220;Immagina un&#8217;azienda senza email&#8221;<\/em><\/strong><br \/><em>Reportage di Laura Zanotti &#8211; Digital4Executive<\/em><\/p>\n<p>Condivisione e collaborazione tra le aziende: a che punto siamo in Italia? Considerando che per il 99% delle aziende oggi l&rsquo;email &egrave; lo strumento principale per scambiare le informazioni, la risposta potrebbe sembrare ovvia. Eppure sono molte le aziende pronte a immaginarsi senza posta elettronica. Questa &egrave; una delle principali evidenze emerse da un&#8217;indagine esclusiva condotta da NetworkDigital4 in collaborazione con Top Consult, presentata a Milano in occasione di un evento intitolato, per l&rsquo;appunto, &#8220;Immagina un&#8217;azienda senza email&#8221;. A partecipare un nutrito pubblico di manager, interessati a capire come gestire in maniera pi&ugrave; funzionale i workflow aziendali che si ramificano in una pluralit&agrave; di soluzioni e canali tali da rendere difficile il controllo ma anche, e soprattutto, lo sviluppo di modelli allineati all&#8217;evoluzione del lavoro e della comunicazione.<\/p>\n<p>Le tecnologie digitali, infatti, stanno favorendo una nuova cultura del dato: velocit&agrave;, accessibilit&agrave;, fruibilit&agrave; e condivisione e sicurezza sono diventati i cinque asset da cui nessun tipo di comunicazione pu&ograve; prescindere.<\/p>\n<p>&laquo;Trainata dai consumatori, la digital transformation delle aziende &egrave; un processo in atto da tempo &#8211; ha spiegato Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell&#8217;Osservatorio Application Governance del Politecnico di Milano. Bisogna considerare che, fino all&#8217;arrivo dei millennial, i dipendenti usavano la tecnologia fortemente spronati dall&rsquo;azienda, che sceglieva le soluzioni e faceva formazione. Non solo: il lavoro era organizzato in silos e ogni ufficio ciascuno gestiva le proprie attivit&agrave; in modo indipendente, con una logica ad alveare e una gerarchia intrinseca. Nel tempo, questi e altri retaggi organizzativi sono stati messi in discussione perch&eacute; non corrispondono pi&ugrave; a quello che sta succedendo dentro e fuori il business&raquo;.<\/p>\n<p><strong>Come e perch&eacute; la collaboration &egrave; la chiave per il successo aziendale&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p>Oggi la collaborazione &egrave; un nuovo abito mentale: riguarda ormai svariati ambiti ed &egrave; entrata a far parte di un nuovo approccio al lavoro. La produttivit&agrave; individuale &egrave; stata potenziata da un&#8217;esperienza d&#8217;uso amplificata dall&#8217;elettronica di consumo, a partire dagli smartphone e dai tablet che hanno portato nelle aziende una multicanalit&agrave; arrivata dal basso. La consumerizzazione e la pervasivit&agrave; dell&#8217;IT se da un lato hanno velocizzato il business, dall&#8217;altro hanno cambiato il modo di lavorare. Sono nate nuove applicazioni che hanno rinnovato le modalit&agrave; di scambio, a seguito del proliferare dei social media come, ad esempio, Whatsapp o Skype per citare solo i pi&ugrave; noti. La mail, per&ograve;, rimane lo strumento principe della comunicazione, con il doppio ruolo di contatto e repository per qualsiasi tipo di file. Il tutto, in modo alquanto destrutturato e, soprattutto, chiuso dentro al computer di ogni singolo utente.<\/p>\n<p>&laquo;L&#8217;uso indiscriminato della posta elettronica ha un impatto significativo sulle aziende: siamo diventati la repubblica delle mail &#8211; ha proseguito Mainetti -. Uno dei driver che ha condotto le organizzazioni a questo punto &egrave; il lavoro in mobilit&agrave;, che ha introdotto in azienda una variet&agrave; di flussi comunicativi di difficile tracciabilit&agrave; e capitalizzazione. Oggi &egrave; quasi impossibile misurare e rendere efficienti i processi, e c&#8217;&egrave; uno scarsissimo livello di comunicazione e condivisione delle informazioni tra le diverse unit&agrave; organizzative. Dalle indagini degli Osservatori del Politecnico di Milano emerge come le aziende perdano moltissimo tempo a ricercare o ricreare informazioni gi&agrave; presenti e come accusino serie difficolt&agrave; nel monitorare lo stato di avanzamento dei processi&raquo;.<\/p>\n<p><strong>Le 3T della condivisione: trasparenza, tracciabilit&agrave; e tecnologia&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p>In questo contesto, prendere decisioni non &egrave; facile perch&eacute; manca un coordinamento informativo. Chi gestisce l&#8217;IT si trova a un bivio: come favorire la comunicazione e la collaborazione, riuscendo a gestire processi strutturati e organizzati in modo gerarchico dall&#8217;inizio alla fine? Come favorire l&#8217;intelligenza collettiva aziendale, stimolando il lavoro e la produttivit&agrave; dei singoli evitando ridondanze, confusione e perdita di informazioni? In ogni azienda, infatti, ci sono processi decisionali e attivit&agrave; non predefinibili, che dipendono dal singolo caso e sono difficilmente standardizzabili.<\/p>\n<p>Sempre pi&ugrave; spesso alcuni flussi di lavoro prevedono il contributo di specialisti afferenti a differenti LOB (Line of Business) che, comunque, attivano intense relazioni, spesso trasversali alle diverse unit&agrave;. In ogni azienda c&#8217;&egrave; quindi una meta-comunicazione fatta di sotto processi decisionali e collaborativi che, non essendo tracciati, portano a un&rsquo;opacit&agrave; nella filiera. Basti pensare al caso di un processo di vendita in cui, per una telefonata tra il fornitore e il cliente, sia successo qualcosa e la pratica rimanga bloccata e il processo di business non si concluda per un motivo che sfugge alla direzione.<\/p>\n<p>Collaborazione significa organizzazione, condivisione e, soprattutto, massima trasparenza informativa. &Egrave; necessario predisporre soluzioni tecnologiche adeguate e convergenti: l&#8217;office automation, la gestione documentale, i sistemi gestionali e tutto l&#8217;insieme di strumenti di comunicazione e di collaborazione utilizzati da colleghi, dipendenti, collaboratori, partner e clienti.<\/p>\n<p>&laquo;I processi decisionali oggi sono legati alla conoscenza. Sviluppare conoscenza &egrave; il risultato di un processo collaborativo &#8211; ha ribadito Pier Luigi Zaffagnini, CEO di Top Consult -. Condividere informazioni e connettersi con i colleghi &egrave; fondamentale per supportare il business. La nostra lunghissima esperienza nella gestione documentale non solo ci ha permesso affiancare in questo percorso centinaia di realt&agrave; ma ci ha dato un&#8217;occasione unica: capire l&#8217;evoluzione degli utenti e anticipare il maturare di nuove esigenze. &Egrave; questo che ha portato un contributo fondamentale al nostro lavoro di Ricerca e Sviluppo, che ci ha permesso di mettere a punto una soluzione di Collaboration 3.0. TopMedia Social NED &egrave;, infatti, una piattaforma che mette a fattor comune tutti gli aspetti di condivisione delle informazioni e dei contenuti che arrivano dalla nuova dimensione multicanale della comunicazione. La vera svolta &egrave; che permette di centralizzare i workflow strutturati e destrutturati, introducendo funzionalit&agrave; di office automation che includono coeditig, self service analytics, archiviazione personale e integrazione con i sistemi gestionali, il tutto con un approccio estremamente intuitivo e un&#8217;interazione drag &amp; drop nello scambio dei file condivisi&raquo;.<\/p>\n<p>Il valore aggiunto della piattaforma &egrave; una progettazione in chiave social, che prevede una bacheca principale e una serie di funzionalit&agrave; accessibili attraverso l&#8217;apertura di gruppi di lavoro che possono includere tutti gli interlocutori di uno o pi&ugrave; processi aziendali, interni ed esterni all&#8217;azienda. Il tutto evitando la moltiplicazione dei messaggi, la ridondanza dei documenti, la dispersione delle informazioni, la mancanza di visibilit&agrave; su aspetti chiave della comunicazione strutturata o destrutturata. In questo modo, la Collaboration aziendale diventa davvero 3.0, guadagnando in flessibilit&agrave; e velocit&agrave;, favorendo la conoscenza collettiva aziendale.<\/p>\n<p><strong>Ma le aziende sono pronte alla Collaboration 3.0?<\/strong><\/p>\n<p>Il passaggio a una nuova forma di collaborazione in chiave social risponde alle esigenze del mercato. Lo confermano i dati della survey condotta dagli analisti di NetworkDigital4, in collaborazione con Top Consult, su un campione di 80 aziende di medie e grandi dimensioni operanti in tutti i settori per capire quali strumenti sono le modalit&agrave; di scambio delle informazioni in azienda e quali invece gli strumenti utilizzati per lo scambio e la condivisione di documenti, immagini, file audio e video e progetti. Il cardine della comunicazione aziendale &egrave; la mail, con il 99% delle risposte, seguito al secondo posto dalla riunione classica (63%), dal telefono (40%) e da servizi di chat interni (25%). Solo il 23% del campione utilizza una piattaforma di video-collaboration e solo il 9% fa call on line con soluzioni tipo Skype.<\/p>\n<p>Un altro tema emerso dall&#8217;indagine &egrave; la problematica dell&#8217;accessibilit&agrave; ai documenti aziendali. La multicanalit&agrave;, infatti, &egrave; ancora un miraggio dal momento che solo il 17% delle imprese intervistate consente l&#8217;accesso ai contenuti da pc o da notebook aziendale e\/o personale, cos&igrave; come da smartphone e tablet. Questo, a fronte del fatto che per tutti gli utenti poter accedere ai dati e alle informazioni da qualsiasi dispositivo, che si tratti di pc, notebook, smartphone o tablet continui a essere un freno.<\/p>\n<p>La ricerca evidenzia come le imprese italiane si trovino a un bivio, accettando la diversificazione di soluzioni che entrano in azienda dal basso, con dipendenti e collaboratori che portano soluzioni e le diffondono generando dei trend tecnologici come l&#8217;utilizzo promiscuo di soluzioni come WeTransfer per lo scambio di documenti pi&ugrave; pesanti (35% delle aziende). Solo il 23% del panel utilizza una piattaforma collaborativa pi&ugrave; evoluta. A fronte di questo, il 34% delle aziende esprime l&#8217;esigenza di rimuovere la rigidit&agrave; dei workflow aziendali per sostituirli con soluzioni collaborative che bypassino la posta elettronica. L&#8217;esigenza degli utenti di essere veloci, ma anche di poter intervenire in modo tempestivo e proattivo nell&#8217;ambito di progetti e comunicazioni che sono sempre pi&ugrave; spesso il risultato di lavori a pi&ugrave; mani, porta quindi le organizzazioni dal non poter pi&ugrave; prescindere da soluzioni di collaborazione capaci di ridurre drasticamente la quantit&agrave; di mail generate dallo scambio di informazioni aziendali.<\/p>\n<p>Lo conferma il 44% delle imprese intervistate. A fronte di un 15% di no, il 40% del panel risponde di non aver mai valutato questa opzione. La risposta ha una sua chiave di interpretazione: i CIO, infatti, sono alle prese con una pluralit&agrave; di cambiamenti tecnologici e budget sempre pi&ugrave; contenuti. Nella scala delle priorit&agrave;, la complessit&agrave; dei workflow non sembra ancora una criticit&agrave;. Valutare la possibilit&agrave; di centralizzare e razionalizzare i workflow informativi, tramite un&#8217;unica piattaforma, fa parte di un percorso di maturit&agrave; a livello di governance. Da sempre infatti, l&#8217;IT si &egrave; mosso attraverso una crescita addizionale di soluzioni e sistemi (sia hardware che software) preposti a svolgere una o pi&ugrave; attivit&agrave;. Solo quando l&#8217;azienda arriva alla soglia critica di un&#8217;eterogeneit&agrave; da cui si genera scarso governo, si innesca un processo di centralizzazione e di razionalizzazione. Con la comunicazione e lo scambio delle informazioni si sta prendendo coscienza del fatto che si &egrave; arrivati a un punto critico della governance.<\/p>\n<p><strong>La collaboration 3.0 raccontata da chi la fa<\/strong><\/p>\n<p>&laquo;C&#8217;&egrave; un&#8217;energia che va liberata all&#8217;interno dell&#8217;azienda &#8211; ha commentato Adriano Braghieri, General Manager di GEA, una societ&agrave; specializzata in sistemi di disinfestazione e di monitoraggio degli infestanti delle derrate e degli ambienti &#8211; e per farlo &egrave; fondamentale introdurre una piattaforma di comunicazione di nuova concezione. Abbiamo introdotto un sistema di collaborazione per gestire le informazioni in modo snello e veloce. Grazie alla soluzione di Top Consult, oggi i dati sono di propriet&agrave; dell&#8217;azienda ed &egrave; pi&ugrave; immediato capire quello che succede. Questo ci ha costretti a scardinare antiche abitudini, ma la contropartita &egrave; stata l&rsquo;efficienza e la velocit&agrave; nella gestione dei progetti (in gran parte gestione delle commesse). In pi&ugrave; c&rsquo;&egrave; il fatto che, lavorando anche come subfornitori di grandi aziende multinazionali, avevamo necessit&agrave; di comunicazione e trasparenza, proprio per questo abbiamo deciso di passare a una nuova modalit&agrave; di gestione in chiave 3.0. Ad oggi non vedo alternative: il futuro del business &egrave; questo&raquo;.<\/p>\n<p>Grazie ai sistemi di collaborazione di nuova generazione chi fa parte del gruppo pu&ograve; lavorare su un unico documento, contando su meccanismi che tengono conto del work in progress delle revisioni e di nuove modalit&agrave; di sicurezza che risolvono il problema delle password ed eliminano le code delle notifiche per dare da un unico cruscotto condiviso il quadro delle attivit&agrave;, oltre alla sezione delle chat per lo scambio delle informazioni e degli aggiornamenti.<\/p>\n<p>&laquo;Per la nostra organizzazione il percorso &egrave; stato analogo &#8211; ha raccontato Angelo Cantoni, Consulente Informatico di DIGILAN, societ&agrave; che gestisce 27 cooperative per un totale di oltre 4500 dipendenti -. Spesso avevamo il problema del filtering per cui non si ricevevano email importanti e l&#8217;abuso della posta elettronica ci ha obbligato a imporre una policy che prevede l&rsquo;inserimento per ogni invio al massimo di 3 o 4 persone per conoscenza. In media ognuno di noi riceveva 150 email al giorno: eravamo arrivati a una situazione ingestibile. Utilizzare la piattaforma di Top Consult non solo ha risolto la gestione di moltissimi workflow ma, per le attivit&agrave; trasversali in cui &egrave; fondamentale il brainstorming, ha portato massima trasparenza e condivisione delle informazioni&raquo;.<\/p>\n<p>Ieri il problema della conoscenza implicita e di quella esplicita faceva parte dei problemi del knowledge management aziendale. Oggi, grazie alle tecnologie digitali, a nuovi livelli di integrazione e a una maturit&agrave; degli utenti verso forme di comunicazione innovative &egrave; possibile integrare il social business all&#8217;interno delle aziende e favorire la produttivit&agrave; individuale attraverso uno Smart Working di nuova generazione. Infatti, il 29% del campione intervistato conferma di voler valutare l&#8217;utilizzo di una piattaforma collaborativa che elimina l&#8217;uso delle mail attraverso la creazione di gruppi di lavoro che condividono qualsiasi tipo di informazione e di file in modalit&agrave; multicanale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La totalit\u00e0 delle imprese usa l\u2019email per scambiare informazioni e documenti, ma il 44% \u00e8 interessato a valutare soluzioni alternative all\u2019insegna del social business e del collaboration.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":5336,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"reading_time":0,"inline_featured_image":false,"neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","footnotes":""},"categories":[40],"tags":[49,50,43,44,63],"class_list":["post-8508","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-eventi","tag-collaboration","tag-collaborazione-aziendale","tag-gestione-documentale","tag-gestione-documentale-collaborativa","tag-smart-collaboration"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Collaboration 3.0: nuovi scenari di comunicazione e di scambio per il business aziendale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Condivisione e collaborazione tra le aziende: a che punto siamo in Italia? 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