Mediante la conservazione sostitutiva (o conservazione elettronica a norma) i documenti cartacei possono essere sostituiti da file che abbiano pieno valore legale, ossia peso e rilevanza identici a quelli fisici. Con la conservazione digitale, invece, solitamente si intende la gestione di documenti originariamente digitali.
La differenza non riguarda solo l’abbandono della carta, quanto piuttosto la filosofia del processo di gestione e archiviazione documentale nel suo complesso. E, naturalmente, la vera sfida per le aziende è inerente alla strategia adottata per implementare tale filosofia.
Conservazione sostitutiva e digitale: cosa bisogna garantire
Le organizzazioni devono avere ben chiaro il fatto che fare conservazione a norma non equivale a un backup digitale dei dati, ma instaurare dei modelli di processo che prevedano lavorazioni sui documenti digitali compliant alla normativa. È, infatti, fondamentale ricordare che, sul fronte legale (sia rispetto a terzi in caso di contestazioni, sia per audit interni) optare per la conservazione sostitutiva (e non limitarsi a una semplice archiviazione) significa garantire ai propri documenti valenza probatoria.
In pratica, lato organizzativo procedurale con la conservazione sostitutiva realizzata secondo i dettami di legge, si mira alla creazione di un archivio sostitutivo a norma con tutto ciò che esso comporta a livello di flussi di lavoro. Si compie cioè un importantissimo passo nel proprio percorso di digitalizzazione. L’intera gestione documentale (non il singolo foglio) è impostata all’insegna di una gestione più snella e di una maggiore collaborazione tra dipartimenti (grazie al fatto di avere a disposizione un contenitore di documenti sempre e ovunque, consultabile da più figure contemporaneamente).
Un’evoluzione normativa continua: cosa cambia
Il 2025 ha portato con sé importanti aggiornamenti normativi e tecnici riguardanti la conservazione sostitutiva e digitale. Tra le principali novità, l’adozione di eIDAS 2.0, che ha aggiornato le normative europee sulla firma elettronica, l’identità digitale e la validità legale dei documenti digitali. In particolare, è prevista l’adozione di meccanismi crittografici avanzati, in linea con eIDAS 2.0, per garantire la sicurezza e l’integrità dei documenti conservati digitalmente.
Dal 2025 le aziende devono quindi seguire le nuove linee guida europee in materia di interoperabilità, metadati e preservazione a lungo termine, che sono regolate dallo standard UNI 11386:2020 (SinCRO), in coerenza con il modello OAIS per la preservazione a lungo termine.
Conservazione sostitutiva a norma: le regole da considerare
Fare conservazione a norma costringe enti e imprese a lavorare su due piani. Da un lato, per uniformarsi alle regole, dall’altro per compiere una profonda rivisitazione dei propri metodi di lavoro. È utile che le regole siano vissute solo quale spunto per rinnovare più radicalmente l’organizzazione e per sfruttare le potenzialità tecnologiche. Ma partiamo con la normativa.
Secondo quanto stabilito dal DPCM del 13 novembre 2014 e osservando quanto detto nelle Linee Guida AgID, un documento informatico deve essere identificabile in modo univoco e persistente ed essere immodificabile. Per testimoniare questo, vi si appone la firma digitale, una marca temporale e gli si fornisce un numero di protocollo.
Il ciclo di vita di tale documento dipenderà poi dai suoi contenuti, dal ruolo che ha all’interno del processo e, ovviamente, da quel che dice la normativa in merito agli obblighi di conservazione (si pensi per esempio all’obbligo temporale fissato in merito al mantenimento di documenti fiscali e di rilevanza civilistica).
A questo punto, serve fare riferimento a quanto stabilito per il processo di conservazione. Esso è stato predisposto per assicurare quelle caratteristiche di immodificabilità, autenticità, integrità e leggibilità tipiche del documento informatico inalterate per lunghi periodi di tempo.
Conservazione dei documenti nel cloud: nuove opportunità e rischi
Con l’aumento dell’adozione di soluzioni cloud, anche la conservazione sostitutiva e digitale sta subendo una trasformazione. I servizi di conservazione basati su cloud offrono maggiore flessibilità, accessibilità e scalabilità rispetto alle soluzioni on-premise. Tuttavia, l’utilizzo del cloud introduce anche nuove sfide, in particolare in termini di controllo dei dati e conformità normativa.
Le aziende devono garantire che i fornitori di servizi cloud siano certificati e conformi agli standard di sicurezza richiesti dalla legge italiana ed europea. Inoltre, è fondamentale implementare meccanismi di verifica periodica per assicurarsi che i dati conservati nel cloud siano protetti e accessibili solo alle persone autorizzate.
Nello specifico, a settembre 2020 sono state pubblicate dall’AgID le “Linee Guida sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici”. Queste riportano le indicazioni da seguire per fare conservazione a norma. Tali Linee Guida restano la base regolatoria, integrata dagli aggiornamenti 2022–2025 (es. Manuale di Conservazione obbligatorio, rafforzamento del ruolo del Responsabile della Conservazione, raccordo con eIDAS 2.0 e standard di interoperabilità).
Tra le novità inserite, vi è la necessità di nominare la figura del Responsabile della Conservazione. Egli ha il compito di disegnare e poi attuare (e verificare che siano adottate) le misure necessarie per conservare i file. Queste sono scritte nel Manuale di Conservazione (obbligatorio dal 2022), un documento che illustra nel dettaglio le operazioni svolte sui documenti per garantirne la conservazione, i soggetti coinvolti nella loro gestione, le tecnologie, le policy di sicurezza e le infrastrutture adottate. Il Manuale deve essere periodicamente aggiornato per riflettere la situazione reale dei processi aziendali e, a garanzia della conformità nel tempo, è prevista una verifica archivistica quinquennale (ogni 5 anni).
Archiviazione digitale: il potenziamento dell’efficacia organizzativa nel rispetto della normativa vigente
Mantenere aggiornato e protetto nel pieno rispetto della legislazione vigente il proprio archivio digitale è una preziosa occasione per innalzare il livello di efficacia dell’organizzazione.
I documenti correttamente conservati sono sempre disponibili per fornire risposte rapide a colleghi, clienti, partner e fornitori, non si dovrà sprecare tempo per cercare informazioni in luoghi più o meno lontani né per riporre poi i documenti consultati. E ciò promuove anche opportunità di smart working e remote working che aumentano i livelli di produttività e migliorano l’immagine dell’azienda in ottica di modernità ed efficienza.
Non solo, grazie alla conservazione sostitutiva e, più in generale, a una gestione completamente digitale dei documenti si potranno impostare workflow documentali più efficienti, ove possibile automatici affinché siano liberate risorse che possono essere spese per attività a maggior valore.
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Qual è la differenza tra conservazione sostitutiva e conservazione digitale?
La conservazione sostitutiva riguarda la sostituzione di documenti cartacei con file digitali che hanno pieno valore legale. La conservazione digitale, invece, si riferisce alla gestione di documenti che sono nativamente digitali.
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Quando è obbligatoria la conservazione sostitutiva?
La conservazione sostitutiva è obbligatoria quando la legge richiede la validità legale dei documenti digitali, come nel caso delle fatture elettroniche, contratti e altri documenti fiscali e amministrativi.
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Quali vantaggi organizzativi porta l’adozione della conservazione sostitutiva?
L'adozione della conservazione sostitutiva offre vantaggi come una gestione più snella, la possibilità di consultare documenti in tempo reale da qualsiasi luogo, una maggiore collaborazione tra dipartimenti e una riduzione dei costi di archiviazione fisica.
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